
Anno: 2007
Etichetta: Beyond Productions/Masterpiece Distribution
Tracklist:
01. (E)motionless
02. Sweet Taste Of Sickness
03. Bleeding
04. A Perfect Failure
05. The Man And His Silence
06. Heart Shaped Box (Nirvana Cover)
07. Cold Surface
08. Slumber
Gli Infection Code sono sempre stati una delle formazioni più originali ed interessanti dell’underground italiano, arrivando con il secondo lavoro del 2004, “Sterile”, a raggiungere una certa fama a livello internazionale proponendo una miscela di death metal, industrial e noise.
Il feeling malsano e disturbante tipico della band piemontese raggiunge il picco massimo proprio con “Intimacy”, ultimo (sofferto) parto sulla lunga distanza, sotto etichetta Beyond Productions.
I Nadir Studio di Tommy Talamanca (Sadist) vengono di nuovo scelti per queste registrazioni, ma stavolta in fase di mixaggio e mastering vi è lo zampino di Billy Anderson, già al lavoro con Neurosis, Swans, Brutal Truth, tra gli altri; opportunità direi perfettamente sfruttata, in quanto in grado di dare maggior risalto e qualità al nuovo amalgama sonoro, così disturbante, soffocante e ricco di sfumature.
Già dall’opener (E)motionless pare subito chiaro che l’uso dell’elettronica andrà a segnare indelebilmente tutta la tracklist del nuovo disco; atmosfere ampie, moderne ma terribilmente sporche, acide e freddamente cupe.
Sweet Taste Of Sickness non dà scampo, puntando su un impatto tendenzialmente vicino ai nomi grossi del post-hardcore moderno, su tutti vengono in mente i seminali Today Is The Day di Steve Austin.
Bleeding è forse il pezzo più facile a cui approcciarsi, perfetto simbolo del mood e di quello che è il contenuto lirico del disco: amore e odio, un dualismo sempre più sotto gli occhi di tutti, visto e filtrato attraverso tutte le relazioni interpersonali dell’uomo nella società moderna.
"Intimacy" è molto eterogeneo e nulla concede ad un ascolto poco smaliziato ed attento, ma alllo stesso tempo risulta incredibilmente coeso negli intenti, opera cangiante ed estrema (Slumber, Cold Surface), claustrofobica (The Man and his Silence), ineluttabile nel riversare impietosamente sull’ascoltatore le proprie psicosi e contraddizioni (A Perfect Failure).
Da rimarcare è la cover, davvero sorprendente, di Heart Shaped Box dei Nirvana, rivista e riletta secondo le coordinate sonore ed umorali proprie della band; un grido di dolore sparato in faccia senza porsi problemi e carico di effettistica noise.
Un platter di valore internazionale quindi, che nonostante anzi, proprio perché così lontano dai cliché imperanti, merita l’attenzione di chiunque voglia sperimentare ed assorbire la musica, che come pulsione artistica non deve essere solo passivamente fruita.
-Edvard-
Infection Code@Myspace
mercoledì, maggio 21, 2008
INFECTION CODE - Intimacy
lunedì, maggio 19, 2008
BORIS live @ Bronson, Ravenna




16 Maggio 2008
I motivi per cui mi sono deciso ad andare a vedere la band giapponese fino a Ravenna (partendo in macchina da Pisa) sono davvero troppi, ma le due Sunn e il doppio manico del cantante/chitarrista/bassista Takeshi, il gong del batterista Atsuo, la presenza del chitarrista Michio Kurihara e Wata stessa mi hanno convinto su tutto.
Arriviamo al Bronson alle 22.15 circa (siamo partiti alle 18.30!) e ci infiltriamo subito dentro dove sentiamo da fuori suonare i Growing; il duo americano tiene il palco per una mezzoretta, forse meno, con un set composto da una sola ''canzone'' noise/drone/ambient creata da due chitarre con mille pedali (più di quattro pedalboard sul palco). Forse un po' noiosetti, ripetitivi, nulla di nuovo (la mancanza di vere e proprie botte di suono fa si che l'ascoltatore venga preso anche dal sonno); tutti sappiamo di essere venuti per i Boris perciò non ce la meniamo, ascoltiamo in un religioso silenzio rispettosi di quei due ragazzi, che alla fine altrettanto rispettosi salutano e se ne vanno.
Passano pochi minuti dall'uscita di scena del gruppo di spalla che salgono 3/4 dei Boris per il soundcheck degli strumenti, dove già si capisce di che pasta son fatti: le distorsioni e i delay iniziano a rombare. Alle 23 circa inizia il vedo spettacolo: le luci si spengono, il nuvolone pirotecnico esce da sotto la batteria (Sunn O))) rulez) che intanto si dimena contro il gong e i feedback escono allo scoperto cacciati fuori dai 40 coni davanti a noi (eh già, ben 9 casse!). Una sola parola: paura!
Il primo pezzo è Flower Sun Rain, traccia che apre anche il loro ultimo lavoro Smile, un aumentando di suoni e melodia dove non riesci a vedere la fine. L'unico difetto, che se lo porteranno dietro per tutta la serata rimane la voce, quasi completamente assente. Seguono BUZZ-IN, Laser Beam, Pink e Statement, pezzi stoner carichi di distorsione saturissima divertentissimi da sentir suonare, veloci al punto giusto, tanto che Atsuo inizia a scioglersi proprio adesso (sull'inizio sembrava un po' legnoso).
Da qua parte la seconda parte del set, dove si lasciano alle spalle lo stoner (ma non del tutto eh!) ed abbracciano il drone e la psichedelia, coi i pezzi Floor Shakern, My Neighbor Satan, Ka Re Ha Te Ta Sa Ki -- No Ones Grieve e You Were Holding an Umbrella. Questa seconda parte sembra migliore per lo spessore dei suoni, per l'atmosfera che si instaura e anche la band sembra più a suo agio.
Lo spettacolo si conclude con la classica ondata drone (Atsuo si lancia anche in una parte hardcore velocissima, con un Michio agitatissimo che si lascia andare troppo finendo giù dal palco). Alle 24.30 gli amplificatori si spengono e le ''corna'', fatte con la mano destra del pubblico, restano in alto ancora per molto. Eccezionali.
James "Sawyer" Ford.
http://loudanddissonance.blogspot.com
venerdì, maggio 16, 2008
NEUROSIS LIVE IN ITALY 2008
Ora è Ufficiale:
23 Agosto 2008
Neurosis Live @ "Mamamia", Senigallia, Ancona, Italy.
news sull'evento, organizzazione e info generali le trovate naturalmente su NeuroPrison:
www.neuroprison.forumfree.net
l'attesa è finita, andiamo al concerto in pace.
Stay Core!
Enoch.
martedì, maggio 13, 2008
THE SECRET

Dopo un disco di ritorno del calibro di Disintoxication non potevamo non approfondire l'argomento The Secret; la parola a Marco Coslovich (voce) e Mike Bertoldini (chitarra)...
Ciao ragazzi, "Disintoxication" esce dopo ben 4 anni dal debut "Luce"; ciò è da imputare ad una lunga gestazione compositiva o più che altro vi sono state
diverse vicissitudini che hanno condizionato l’attività della band?
Effettivamente quattro anni non sono pochi ma posso dirti che da “Luce” ci è successo di tutto. Per iniziare abbiamo cambiato sette membri del gruppo, poi alcuni di noi per motivi personali sono caduti in depressione, per uscirne abbiamo cominciato a fare uso di psicofarmaci ma non ottenendo l'effetto descritto nel foglio illustrativo, abbiamo provato a mixarli con altro, raggiungendo risultati discutibili. Atti vandalici, arresti, tentati suicidi. Ad un certo punto
abbiamo pensato che sarebbe stato interessante provare a chiuderci in sala prove per un po', per vedere cosa poteva uscirne. Diciamo che scrivere i pezzi di “Disintoxication” è stata la cosa più naturale che abbiamo affrontato da quando è uscito “Luce”.
La formazione ad una sola chitarra è stata una scelta ben precisa oppure vi siete forzatamente ritrovati a dover modificare il vostro sound?
Quando Daniele, ha inaspettattamente deciso di lasciare il gruppo, abbiamo voluto provare a suonare per un po' con una sola chitarra per vedere cosa
potevamo fare, non avevamo escluso comunque di trovare un sostituto ma dopo poco ci siamo resi conto che dover inserire un altra persona avrebbe potuto
danneggiare ancora di più il già precario equilibrio che avevamo.
(mike) Suonare con una chitarra è diverso e di sicuro ti preclude alcune soluzioni di interessanti ma per quanto mi riguarda mi da più soddisfazione. Essere in 4 velocizza molto la comunicazione e la scrittura dei pezzi oltre ad essere più stimolante a livello artistico.
La nuova line-up, con l’ingresso di Giacomo al basso e Christian alla batteria, sembra molto compatta e già ben affiatata; siete soddisfatti dell’equilibrio
raggiunto?
Sembra la solita frase fatta, ma questa line up è la migliore di sempre. Sia io che Mike conoscevamo Chris già da parecchi anni quindi non abbiamo avuto
problemi, ne per lo scrivere i pezzi ne sul lato umano. Lo stesso vale per Jaq, che abbiamo conosciuto un paio di anni fa ma ci siamo trovati bene da subito
anche perchè condividiamo gli stessi interessi e non parlo solo di tatuaggi come qualche malalingua può affermare.
A giudicare dall’album non si avverte la mancanza di una seconda chitarra anzi, dal vivo siete riusciti a colmare questo vuoto? Mi riferisco in particolare al
materiale più vecchio, dove il songwriting era fortemente incentrato sull’uso di due chitarre….
(Mike) Quando Daniele ha deciso di andarsene ho comprato una seconda testata e una seconda cassa appunto per cercare di di non perdere troppo a livello di impatto live. Con un po’ di lavoro penso di poter dire che almeno a livello di suono non si avverta la mancanza di un’altra chitarra. Parlando dei pezzi vecchi invece il discorso diventa più complesso perché appunto non è possibile riprodurli così come sono stati registrati. Inizialmente abbiamo provato a riarrangiare del materiale con una sola chitarra ma i risultati non ci hanno soddisfatto quindi ora come ora stiamo suonando solo pezzi nuovi. Non escludo di suonare di nuovo vecchio materiale in futuro, ma purtroppo non abbiamo ancora avuto il tempo di provare davvero a farlo suonare come i pezzi del nuovo album quindi se mai ricominceremo a suonare vecchie canzoni come minimo ci sarà da aspettare un po’.
Nel disco ho comunque cercato di limitare il più possibile le sovraincisioni per fare in modo che le canzoni suonassero il più simili possibili alle cassettine che registravamo in sala prove. Niente grossi lavori creativi in studio per quanto riguarda l’arrangiamento e la struttura vera e proprio dei pezzi.
Come è stato recepito per ora l’album a livello mediatico? Siete soddisfatti del lavoro svolto dalla Goodfellow?
Sinceramente non possiamo criticare il lavoro fatto dalla Goodfellow, sono persone oneste che lavorano per i loro gruppi e conoscendoli personalmente posso dirti che sono al 100% dentro a quello che fanno e questo fa di loro una mosca bianca in questo campo. Purtroppo noi stiamo dall'altra parte del mondo rispetto a loro, quindi a volte facciamo difficoltà a vedere i risultati reali. La Goodfellow è un ottima etichetta e siamo sicuri che se abitassimo in USA sarebbe molto diverso per noi ma attualmente abbiamo bisogno di un aiuto più concreto qui in Europa, purtroppo non siamo
ancora riusciti a trovare qualcuno che non ci faccia offerte ridicole o redditizie solo per le loro tasche.
Comunque il disco sta andando bene, ci sono parecchie reviews in giro e tutti sembrano molto entusiasti del lavoro.
La produzione a cura di Magnus Lindberg mi è piaciuta davvero molto, ottenere dei suoni del genere non è facile; per altro la resa sonora è uno dei punti di forza del disco, riesce a valorizzare perfettamente l’atmosfera dei pezzi, siete d’accordo?
Assolutamente, infatti lavorare con una persona così talentuosa come Magnus è stata un esperienza entusiasmante. Non so come ma lui sapeva già quello che volevamo ottenere prima ancora che arrivassimo ad Umea, infatti non abbiamo discusso molto su suoni e cose del genere, noi volevamo solamente che il disco fosse oscuro, che suonasse come noi suoniamo dal vivo e soprattutto che non fosse catalogabile nel metal e su questo punto non ci sono stati problemi dato che la parola “metal” non rientra nel suo vocabolario.
Umea è il brano più atipico del lotto, dove il ritmo rallenta e si prende fiato, l’atmosfera rimane cupa ma meno ferale e più criptica rispetto al resto
dell’album; come è nata l’idea di far suonare la batteria proprio a Magnus?
Mike aveva un riff di chitarra che non avevamo usato in nessun pezzo e ci dispiaceva non utilizzarlo quindi abbiamo chiesto a Magnus di staccarsi dal mixer e
sedersi dietro la batteria, inaspettatamente ha accettato dicendoci “Figo. Let's do it, but guys, I dont play fast stuff”.
Sono variati i vostri ascolti musicali in questi ultimi anni e, in tal caso, quanto hanno influito sulle nuove composizioni? La prima cosa che si nota è
un incremento della velocità e dell’impatto, oltre che un maggior uso di sonorità noise ed un’atmosfera generale molto più oscura che in passato, non troppo
distante da un certo black metal scandinavo…
(Mike) Quando abbiamo cominciato a provare con Christian è stato un po’ come ripartire da zero. Dopo un paio di prove abbiamo visto che ci divertivamo a suonare cose più veloci e in poco tempo abbiamo composto il primo pezzo insieme che è stato Funeral Monolith. Di sicuro I nostri ascolti sono cambiati rispetto a quelli che avevamo mentre scrivavamo l’album precedente ma posso dire che non abbiamo voluto prendere modelli di riferimento e seguirne le orme. Per quanto mi riguarda, sono cresciuto ascoltando Black Sabbath e Led Zeppelin fin da piccolissimo poichè I miei genitori sono sempre sempre stati grandi fans dei due gruppi britannici, come lo sono io del resto. Alle scuole medie mi sono fatto prendere dalla prima ondata di black metal scandinavo (mayhem, immortal, burzum etc etc) e quell tipo di atmosfere mi sono sempre piaciute e probabilmente qualcosa traspare anche nei nostri pezzi.
Ognuno di noi ha comunque ascolti differenti anche se su tante cose ci troviamo daccordo.
Senza cominciare con la solita sfilza di nomi di bands che ci piacciono o non ci piacciono, posso dire con sicurezza che ci siamo tutti staccati da sonorità “artificiali”. Spero di aver reso l’idea.
L’artwork, a cura di Seldon Hunt, rispecchia alla perfezione l’atmosfera che traspira dai pezzi; avete dato delle indicazioni in base alle tematiche trattare
o avete lasciato a lui carta bianca riguardo il tipo di concept visuale da eseguire?
Premettendo che la vendita di dischi è diminuita drasticamente negli ultimi anni abbiamo voluto offrire un disco che fosse anche visivamente interessante. Già
da tempo pensavamo di chedergli di lavorare al nostro artwork, collaborando con il fotografo Rik Garrett e si è dimostrato da subito disponibilissimo. Le uniche
indicazioni che gli abbiamo dato erano oscuro e cupo e a quanto pare ci ha preso alla lettera.
So che c’è stato un piccolo problema riguardo il logo, nel senso che più di una band ha usufruito dello stesso carattere grafico; immagino che la cosa vi
abbia dato un po’ fastidio…
Sinceramente zero. E' un dettaglio che non ci ha creato problemi.
Quanto ai testi, anche qui si nota un’evoluzione rispetto a Luce: liriche forse meno “spirituali” e decisamente più mature e crude; sono il risultato di
esperienze personali oppure vi sono stati anche input esterni?
C’è stato un periodo in cui ho scritto molto, ho cominciato ad accumulare testi da metà del 2005, senza rendermene conto “Disintoxication” stava già nascendo, pur essendo stato un periodo abbastanza decente. Con il peggiorare delle cose ho continuato a scrivere pur
non avendone voglia ma probabilmente l’ho fatto per necessità. I testi parlano esclusivamente di frustrazioni, disprezzo, rancore, rifiuto, ansia,
disperazione, sofferenza, solitudine, morte. Sono frutto di quello che ho incontrato nel periodo da metà
2005 a metà 2007, tutto quello che è venuto fuori dopo è fuga dalla realtà ma è ancora presto per parlarne.
Dal punto di vista della srtrumentazione utilizzata, avete cambiato qualcosa rispetto al passato?
(Mike) Si, sono cambiate un po’ di cose anche a livello di suoni rispetto al disco precedente. In studio abbiamo usato un po’ di tutto. Il Tonteknik disponeva di un sacco di vecchi amplificatori e non abbiamo perso l’occasione di sperimentare un po’anche da quel punto di vista. Magnus è stato molto bravo nel capire cosa usare nelle diverse canzoni per ottenere l’effetto che volevamo. Per i nerds: per le chitarre ho usato una testata Traynor, una vecchia Marshall JMP, una testata Orange e un Hiwatt. Tutto suonato con la mia Les Paul Custom. Per registrare il basso abbiamo usato una vecchissima testata Vox e una Sovtek per chitarra con casse Vox e Ampeg e il Fender di Jaq. Per gli effetti e pedali abbiamo usato alcuni echi a nastro Roland, dei delay digitali Line 6 e dei distorsori The Blues.Dal vivo al momento sto suonando con una Orange e una vecchia Marshall JCM 800 e Giacomo con una testata e cassa Ampeg. Di base abbiamo cercato di asciugare un po’ i suoni di chitarra ed enfatizzare un po’ il basso e soprattutto alzare i volumi il più possibile. Ora suonare live è un po’ più difficile perché con dei suoni meno gonfi ogni errore e sbavatura è più percettibile ma dopo un po’ il tutto diventa anche più divertente.
Come stanno andando le prime date del nuovo tour? L’audience sta rispondendo positivamente ai nuovi pezzi?
(mike) Siamo molto felici di come stanno andando le prime date dopo l’uscita del disco. La cosa che mi fa più piacere è che comunque le nuove cose sembrano piacere a persone diverse e con background e gusti musicali diversi. Rispetto al passato ci sentiamo tutti più a nostro agio sul palco e penso questo sia molto importante.
Avete in programma di suonare anche nel Nord America oltre che in Europa? Dove pensate la vostra proposta possa essere maggiormente apprezzata?
(mike) Ci stiamo organizzando per andare oltreoceano ad ottobre. Conosciamo alcune ottime bands con le quali sarebbe davvero fantastico andare in tour. Una band è già praticamente confermata mentre sulla seconda band la questione è ancora aperta. Teniamo le dita incrociate perchè potrebbe essere il tour dei nostri sogni.
Qual è la vosrtra opinione sulla scena italiana….ci sino delle bands che vi hanno favorevolmente impressionato in questi ultimi anni?
(mike) Penso ci siano delle ottime bands in Italia al momento. Il Teatro degli Orrori, Amia Venera Landscape, Slomotion Apocalypse, Vanessa Van Basten sono quelle che mi hanno impressionato di più live indipendentemente dal genere o dal tipo di proposta musicale. Penso ci sia ancora molta strada da fare per raggiungere I livelli di Stati Uniti e Regno unito ma non è un problema che si limita al nostro giro ma bensì all’intero panorama musicale italiano. Leggendo le riviste di settore però mi sento di poter essere positivo. Sarà la solita frase fatta ma ho l’impressione che alcune cose si stiano muovendo, spero il pubblico se ne accorga.
In conclusione, dopo il tour di Disintoxication inizierete subito a lavorare su del nuovo materiale? Spero non passino altri 4 anni per poter ascoltare un
vostro nuovo disco…alla prossima ragazzi!
(mike) In realtà abbiamo già cominciato a lavorare su del nuovo materiale anche se tutto è molto work in progress e mi sta bene che sia così perchè vorrei evitare di fare un secondo Disintoxication e lasciar passare del tempo di sicuro può aiutarci. Lavorare con questa line up è molto più semplice perchè ognuno di noi sa esattamente cosa vuole fare e le distanze molto ridotte rispetto a quelle che avevamo in passato ci permettono di provare molto più di una volta.
Ti ringraziamo per l’interesse, spero di vedere un po’ delle persone che frequentano il vostro forum ai nostri concerti e magari farci due chiacchiere. Non importa se per dirci che siamo dei fighi o per dirci che siamo I figli di Bud Spencer. Basta comprino merch.
-Edvard-
mercoledì, maggio 07, 2008
UFOMAMMUT - Idolum

Anno: 2008
Etichetta: Supernatural Cat
Tracklist:
1. Stigma
2. Stardog
3. Hellectric
4. Ammonia
5. Nero
6. Destroyer
7. Void/Elephantom
Sono passati due anni dall’ultimo Lucifer Songs, ma ecco finalmente arrivare il nuovo capitolo discografico per gli Ufomammut : Idolum. Una parola latina, dai mille significati, ma “specchio” e “immagine mentale” sono sicuramente i più incisivi. “Specchio” perché mai come in quest’album la musica pare legata al monicker di Ufomammut, un pachiderma proveniente dallo spazio più lontano, una mole impressionante di suoni cosmici che riescono a portare alla mente dell’ascoltare “immagini” sempre nuove, dai contorni non distinti, sfumati, un viaggio stellare.
Idolum è un album ingannevole, è esagerato nei suoni, resi ottimali da Lorenzer dei Lento, che è riuscito ad ampliarli, a renderli deflagranti, da ascoltare obbligatoriamente a volume altissimo; allo stesso tempo emerge una qualità fondamentale come l’ordine nei particolari, che vanno a incastonarsi in maniera egregia, esaltandosi reciprocamente.
Stigma e Stardog sono i due monoliti sonori che aprono l’album, marziali e ossessivi, come se volessero aprire con la forza la nostra testa e guidarci per mano in nuove realtà; le chitarre di Poia sono corpose, sorrette dal basso deflagrante di Urlo, il volume contiua a crescere nel corso di entrambe le canzoni, smorzate unicamente dalle tessiture ambientali che lentamente fanno capolino, proponendo dei finali liquidi e lisergici, soprattutto nella prima traccia.
Una botta di suono del genere sfinirebbe chiunque, band e ascoltatore, ma i primi continuano imperterriti il loro depravato cammino, i secondi invece non si curano delle orecchie che già sanguinano.
Helletric è viscerale, un mantra condotto dalla batteria di Vita, un climax che cresce in maniera esponenziale e poi si spegne di colpo, una piccola pausa di riflessione per poi deflagrare nuovamente, contagiando gli andamenti di Nero.
Destroyer già nel titolo è una dichiarazione di intenti, massiccia e instabile, nervosa negli andamenti; la chitarra graffia come non mai, prodigandosi anche in un breve ma efficace solo e con il passare dei minuti le note si allontanano, lasciando emergere gli effetti di sottofondo che sgorano in superficie. E’ curioso come tra le due tracce più roboanti dell’album faccia capolino Ammonia, barlume di pace in tale marasma sonoro. I ritmi si fanno pacati, chitarra e basso appaiono lontane, formano un tappeto liquido sul quale si adagia Rose Kemp, soave cantautrice britannica, che dona carattere etereo alla canzone, che si perde nel tempo e nello spazio.
La chiusura infine, affidata a Void/Elephantom dove l’ospite è Lorenzer stesso, complice così nell’erigere un muro sonoro di cinica portata, incurante di ogni cosa, mosso unicamente dal desiderio di libertà mentale, raggiungibile unicamente con la musica.
Idolum è la sintesi di tutto ciò che la band ha proposto in precedenza, dalla psichedelica di Snaikling alla ridondanza di Lucifer Songs, dove le parti vocali che si fondono con la musica stessa.
L’ascolto dell’album non è qualcosa di materiale, è un’esperienza da vivere interiormente, è l’Odissea Nello Spazio 2008 diretta dagli Ufomammut.
Neuros.
Ufomammut@Myspace
sabato, maggio 03, 2008
JUGGERNAUT

Dopo la recensione di "Facial Sacrilege | Ballads By The Fireplace" abbiamo contattato Luigi, chitarrista dei Juggernaut, per fare il punto della situazione. Ecco cosa ci dice a nome della band:
Ciao ragazzi, grazie mille per la disponibilità. Incominciamo con il presentare la band, e cosa si nasconde dietro il monicker Juggernaut...
La band nasce come un esperimento pensato e concepito quando si sciolse la band in cui militavano tre di noi (Secondbreath), anche se in verita' non eravamo affatto sicuri di quello che stavamo creando e, tanto meno, avevamo un'idea prefissata di quello che ci sarebbe aspettato. Per completare la sezione ritmica ci affidammo a Guydo che ci venne presentato da un amico in comune e alla voce venne naturale inserire Sasa' che conoscevamo da tempo sia come cantante che come persona.
Il vostro è un suono potente ma capace di aprirsi a momenti più d’atmosfera. Come avviene generalmente il processo compositivo?
Le canzoni vengono scritte svilluppando in sala prove delle idee gia partorite da uno o piu' d'uno...quindi sarebbe meglio dire che nascono in camera, cominciano a camminare in sala prove e poi vengono vestite e agghindate di tutto punto in fase di arrangiamento. Raramente "scriviamo" in fase di improvvisazione. Insomma come avrai ben potuto capire i pezzi che scriviamo sono alquanto pensati e rispecchiano in pieno quello che siamo...delle persone cervellotiche.
“Ballads By The Fireplace”, il vostro promo-cd è stato registrato in presa diretta agli Hombre Lobo Studios. Siete soddisfatti del suono finale, ripeterete l’esperienza?
Non c'e' stata alcuna scelta stilistica nel registrare "Ballads by the fireplace" in presa diretta...solo che in quel periodo volevamo risentirci velocemente per capire cosa stavamo combinando e optammo per una soluzione rapida ed economica. All'inizio era stata pensata come una cosa che non sarebbe dovuta uscire dal cassetto e invece suonammo bene, i suoni ci piacquero e decidemmo di farlo ascoltare pubblicamente.
Ripeteremo questo tipo di esperienza solo e unicamente per incidere altri provini che funzionino da cartina torna-sole perche' prima di fare la registrazione in giacca e cravatta vogliamo essere sicuri che esca un prodotto che ci convinca e rappresenti in pieno.
Nella vostra pagina myspace definite la vostra musica come metal/hardcore/gothic. In quale di questi generi vi rispecchiate di più e quali sono state le band che vi hanno più influenzato?
Quando creammo il profilo mi trovai davvero imbarazzato al momento di scegliere una o piu' possibili definizioni e ne scegliemmo tre che, forse, racchiudevano un pò le cose che ci abbiamo sentito riascoltando o parlando della band ad esterni. Penso che tutte e tre le etichette che abbiamo tentato goffamente di darci siano proporzionalmente presenti all'interno della band e, in funzione del risultato finale, tutte importanti.
Sicuramente l'immaginario del gotico ci e' molto familiare e gradito ma nella sua accezione piu' grottesca e visuale...forse e' quella parte di noi che vorrebbe rimanere nell'ombra per non essere costretto a dare spiegazioni su se stesso...e poi che dire...ci piace moltissimo l'hardcore e tutte le sue mille sfaccettature e ognuno di noi, ahime', e' un fottuto metallaro...che lo voglia nascondere o meno...
Un vostro punto di forza è sicuramente la versatilità vocale di Sasà. Come è arrivato a simili prestazioni?
Sasa' e' sicuramente una persona che conosce a menadito ogni sua mucosa e parete interna. Canta da moltissimo tempo e conosce il modo di modulare la voce e tecnicamente di ottenere quel particolare timbro che sta cercando. Ho tentato mille volte di farmi spiegare come ci riesce...ma lui non sa dirmelo...ci piace pensare che sia merito dei kebab giganti che riesce a mangiare.
Da cosa deriva il titolo “Facial Sacrilege | Ballads By The Fireplace”? A cosa si ispirano i testi delle vostre canzoni?
Il titolo "Facial Sacrilege/Ballads by the fireplace" ci venne un pò per gioco e un pò no. Ci faceva ridere l'idea che ogni volta che un nuovo testo viene scritto ci sediamo a braccia conserte davanti all'autore di turno e lo ascoltiamo nella lettura e nella parafrasi delle sue parti...un pò come dei nipotini che ascoltano il nonno raccontare una storia. Nei testi e' racchiusa sicuramente la rabbia, l'insicurezza, la paura e la disillusione ed altre sensazioni che rappresentano spunti di riflessione, il tutto romanzato in una sorta di racconti senza morale. Un decamerone che sia il dipinto di uno scenario, ma senza alcun insegnamento.
I lettori del Neuroprison sono molto attenti alla strumentazione delle band, potete illustrarci la vostra?
L'assetto del gruppo e' sicuramente di estrazione metal e moderna e non abbondiamo di strumenti molto ricercati o di molta effettistica...senza starti ad elencare tutte le scatoline che usiamo ti riporto quella principale di ognuno:
Fernandez Monterey + Peavey triple X + Marshall 4x12 1960 vintage
ESP LTD viper + Mesa boogie quad preamp con finale Advance 70/70 + Marshall 4x12 1960
Musicman Sting Ray + Mark bass Head + Mark bass 1x18 + Hartke 410XL
Avete partecipato anche voi alla compilation “NeuroSound Vol.1”, la prima in Italia riguardante il panorama post-core e dintorni. Qual’è il vostro giudizio al riguardo e sulle band coinvolte? Come vedete la scena italiana?
La compilation e' incredibile e svariati gruppi che non conoscevo sono stati una piacevolissima scoperta mentre altri solo delle conferme. I dischi si fanno davvero ascoltare tutti, dall'inizio alla fine, ritengo che abbraccino davvero tutte le sfumature del post-core e di conseguenza vadano incontro ai gusti e preferenze di moltissime persone. Preferisco lasciare alla parola "scena" il suo buffo significato. Esistono gruppi che si piacciono, si stimano e decidono di darsi una mano, d'incontrarsi, di parlare e di suonare assieme. Io ho sempre considerato realta' come quella di Neuroprison non il manifesto di una scena ma una comunita' di persone, che gestiscono delle informazioni e tentano di espanderle nel modo piu' puro e nitido possibile. A me piace vederla cosi' la "scena".
Di recente avete suonato di spalla agli Ephel Duath, come è stata l’esperienza?
Il concerto e' andato benissimo e ci siamo divertiti davvero molto. Suonavamo in casa e in un locale che conosciamo benissimo...ma stavolta il pubblico era davvero variegato e abbiamo avuto la possibilita' di farci ascoltare da persone sicuramente nuove e che difficilmente frequentano i lidi dell'hardcore. Con gli Ephel Duath non siamo riusciti a stringere nessun dialogo apparte le formalita' e le presentazioni classiche del caso e a dire il vero non si sono resi molto disponibili nel farlo. In ogni caso ci siamo sentiti orgoliosi di aver diviso il palco con loro...
Ho saputo che state ultimando nuovi pezzi, potete darci delle anticipazioni? Quali sono i progetti per il futuro?
Abbiamo ultimato diverse nuove operette, piu' pericolose idee ci frullano con insistenza questo periodo che siamo in totale fase di scrittura. Siamo un gruppo molto esigente e ogni nuova canzone e' un vero e proprio parto doloroso...in ogni caso siamo contenti del fatto che non ci siamo stancati di sperimentare e di continuare a cercare, forse invano, la nostra formula vincente e il nostro suono rappresentativo. I progetti per il futuro sono sicuramente quello di uscire con un full lenght per una buona etichetta e comunque continuare a promuoverci in veste live. Come ogni buon gruppo che si rispetti stiamo vagliando su entrambi i fronti le proposte piu' allettanti. Siamo orgogliosi del responso del pubblico e ci stiamo impegnando per essere ancor piu' belli e bravi!
Per concludere, uno spazio personale da utilizzare a vostro piacimento: a voi la parola ragazzi!
Volevo ringraziare tutti i fruitori e lo staff del Neuroprison per il mega-sbattimento e il contributo che hanno dato e stanno dando a tutti noi. Poi volevo dire che la saga di Monkey Island e' uno dei piu' bei giochi mai realizzati al mondo...che spero che ognuno di noi nella penombra della propria cabina elettorale abbia fatto la scelta giusta...che non sono ancora riuscito a capire se nella carbonara ci va l'aglio o la cipolla(...e vivo a Roma...) e che in finale ognuno se la faccia come gli piace di piu'...ma potevo utilizzarlo anche in questo modo?!...troppo tardi...
Lascio infine il link al nostro profilo per chiunque voglia ascoltarci o contattarci: www.myspace.com/thejuggernautband
Neuros.
Recensione
sabato, aprile 26, 2008
DEFLORE

Dopo la recensione del recente e stupendo disco di ritorno dei Deflore, Egodrive, non potevamo non contattare Christian Ceccarelli (bass, programming, machines, loops & samples, sinths and radio noises) per fare il quadro della situazione...a voi!
Ciao Christian, innanzitutto parlaci di quando e come è nato il progetto Deflore; quali erano le vostre esperienze musicali all’epoca?
Il progetto DEFLORE è nato durante l’estate del 2000, in seguito ad un week end di improvvisazione tra due amici.
All’epoca Io (Christian) avevo concluso un esperienza di 5 anni con una band cross-over e iniziavo ad affacciarmi alla sperimentazione con strumenti elettronici, mentre Emiliano proveniva da esperienze con una band noise post rock, dedita principalmente all’improvvisazione.
Ci siamo incontrati per passare due giorni immersi nella musica, ci siamo portati due grandi ampli, una valigia di effetti, una drum machine, “sostanze” varie ed un fantastico 4 piste a cassette Tascam (chi lo conosce sa come suona) per registrare tutto ciò che non avremmo ricordato il giorno dopo.... ed uscito fuori il suond DEFLORE.
Ci siamo subito convinti di voler fare a meno di un terzo elemento (il batterista) ed abbiamo deciso di supportare ritmicamente i nostri brani con apparecchiature elettroniche; da principio unicamente con una piccola drum machine (che usavo per esercitarmi a casa), poi, con il passare degli anni abbiamo ampliato l’organico elettronico, scoprendo nuovi strumenti e possibilità e inserendo sempre piu elementi nella nostra musica. Ora possiamo dire che la parte “umana” e quella “elettronica” siano in una situazione di parità.
Siete soddisfatti del responso ottenuto dal vostro debut, Human Indu[B]strial ?
Partendo dal presupposto che il nostro debut album è stato anche la prima produzione della Subsound Records, e quindi anche il disco che ha presentato l’etichetta al mondo discografico..possiamo dire di Si!
La stampa e le webzine internazionali ne hanno parlato benissimo, il responso è stato ottimo a livello promozionale. Ancora stanno uscendo delle recensioni di “Human Indu[b]strial” mentre è già partita la promozione per “Egodrive” !
Come è stato accolto invece per ora il nuovo disco, Egodrive?
Al momento stanno iniziando ad uscire le prime recensioni su carta stampata e le prime webzine italiane che a quanto pare hanno apprezzato questa nostra seconda fatica.
Sinceramente penso che sia ancora presto per tirare le somme.
Parliamo appunto ora di Egodrive, da poco uscito sempre per la Subsound Records; al primo ascolto devo dire che sono rimasto spiazzato, nel senso che il marchio di fabbrica Deflore è sempre ben riconoscibile ma le differenze rispetto al debut sono piuttosto marcate: brani più diretti ed elettronici , oltre ad una ricerca sonora più personale e maggior cura negli arrangiamenti….
Si è vero, “Egodrive” al primo ascolto risulta molto differente da “Human Indu[b]strial”, in fondo è quello che volevamo. Fare un disco diverso, ma sempre portando avanti la nostra personale idea di musica.
Durante questi anni abbiamo cambiato pelle, la nostra padronanza dei mezzi elettronici si è ampliata ed abbiamo sentito la necessità di inserire parti melodiche nella nostra musica, elemento quasi assente in “Human Ind[b]strial”.
Il fatto che i brani siano più concisi e diretti non deriva da una scelta fatta “a tavolino” ma da una naturale evoluzione del nostro metodo compositivo. Siamo riusciti a “sintetizzare” più idee in brani di pochi minuti.
La nostra ricerca ora è orientata in altre direzioni, come l’utilizzo dell’elettronica, dei sintetizzatori analogici e dei campionatori.
Altra cosa che si nota è che nonostante i brani ora vadano più al sodo l’album non è immediatamente fruibile, in quanto vi sono diversi substrati sonori che emergono piano piano solo dopo diversi ascolti….
Verissimo, c’è un grande lavoro dietro ad ogni brano, ogni cosa anche se “nascosta” da suoni più invadenti, è curata nel minimo particolare, niente viene lasciato al caso.
Questo porta ad una stratificazione dei brani e ad una sovrapposizione sonora che può essere “decriptata” solo dopo qualche ascolto. La nostra non è certo musica “semplice” o facilmente assimilabile, questo è un dato di fatto, e ne siamo coscienti, ma a noi piace così!
Daltro canto questo aspetto della nostra musica le permette di essere fruibile su più livelli, e di suscitare diverse emozioni o stati d’animo.
C’è anche più melodia forse in Egodrive, sebbene appunto il sound è più sintetico e d’impatto; su tutto poi emerge anche il lato psichedelico della vostra musica, tutt’altro che lasciato in secondo piano rispetto al debut….
Come gia accennato in precedenza, abbiamo sentito la necessità (forse la prima da quando facciamo musica insieme) di inserire più melodia nella nostra musica, per renderla più “emozionale” anche nelle parti più furiose.
La psichedelia è una passione, ogni volta che improvvisiamo non si possiamo non ricadere nella psichedelia più lisergica, ce l’abbiamo nel sangue. Siamo due “tipi psichedelici”.
La componente psichedelica in “Egodrive” ha sicuramente un aspetto differente rispetto a “Human Ind[b]strial, le vengono relegate parti brevi ma molto efficaci. Ci sono brani come No Air o Servo che hanno come genesi proprio una jam session di pura psichedelia.
I campionamenti rivestono un ruolo molto importante nell’economia dei vostri pezzi, nell’atmosfera creata; come vengono scelti?
A volte vengono scelti in base all’atmosfera che il brano ci fa percepire, invece a volte la scelta dei campionamenti dipende da quello che mi capita tra le mani....Amo campionare frasi da vecchi film sci-fi e horror anni 60/70 o da tg internazionali in diverse lingue o ancora girare con la radio su onde corte e medie e prendere tutto ciò che mi piace. Dai dibattiti elettorali a sermoni di predicatori americani che sembrano posseduti dal demonio!!! (vedi il campione su “No Air”)
Consigliamo a tutti Radio Maria verso le 18, ci sono le messe cantate in latino trasmesse in presa diretta dalla chiesa, con cardinali centenari che recitano già con un piede nella fossa..! Comunque i campioni utilizzati nei nostri brani sono tutti creati da noi. Dai loop ai rullanti, dai suoni del metallo dalle nostre voci campionate alle radio...Tutto insomma.
C’è anche una citazione da Eraserhead di David Lynch nel brano di chiusura “Ferox”...
Chi ha visto quel film non potrà non ricordare quel lamento...a buon intenditor poche parole...
La dualità uomo/macchina è ancora alla base del vostro sound, oppure Egodrive intende esplorare anche nuove tematiche, mi riferisco in particolare al titolo del nuovo disco e dei brani in esso contenuti?
La dualità uomo-macchina continua ad essere il perno attorno a cui gira il nostro suond e direi che “Egodrive” mette ancor di più in primo piano questo nostro aspetto.
Come dicevo, abbiamo ampliato tutto ciò che riguarda la nostra parte elettronica, mettendola sullo stesso piano della parte “Human”, ovvero degli strumenti.
Per quanto riguarda il titolo, se per il primo album avevamo scelto un titolo come “Human Indu[b]strial” per definire la nostra musica (non facilmente catalogabile in un solo genere) coniandone un definizione ad hoc, con “Egodrive” volevamo rendere omaggio a cioè che continua a darci la forza di continuare in quest’impresa: il nostro Ego.
“Egodrive” può essere interpretato come “l’ego che ci guida” o “Ego+Overdrive=EGODRIVE”. Ognuno potrà segliere quello che preferisce, noi li consideriamo entrambi perfetti.
Parlando del processo creativo, come nascono i vostri brani? I titoli dei pezzi vengono in seguito al sound creato oppure esso è in conseguenza di un titolo, un concetto già prestabilito?
Nessun concetto prestabilito! Tutti i nostri brani nascono dall’improvvisazione. Ci piace perderci in lunghe session d’improvvisazione, durante le quali suoniamo per ore lavorando su un singoli loop.
Di solito si improvvisa fino allo sfinimento, cercando sempre di registrare tutto, una volta individuato il giusto groove, si ricomincia a suonare e improvvisare su quello, e così via. Improvvisazione, riascolto, lavorazione e improvvisazione, una situazione che potrebbe durare all’infinito. Solo dopo aver composto la maggior parte della song affiniamo i particolari e curiamo maggiormente l’arrangiamento inserendo ulteriori elementi come sample e synth.
I titoli non vengono decisi “a tavolino”... la maggior parte delle volte vengono fuori così, a metà strada, quando il brano è ancora grezzo...di solito è il nome con cui salviamo il progetto su laptop.... dopo 3-4 ore che suoni lo stesso groove, scrivi la prima parola che ti viene in mente e di solito è quella più adatta.
In alcuni casi abbiamo scelto dei titoli in base alle sensazioni o alle immagini che quei brani ci suscitavano una volta completati
Dal punto di vista artistico quali sono gli input che influiscono maggiormente sulla vostra musica? Immagino che oltre ad esperienze personali per lo meno cinema e letteraura rivestano un certa importanza….
Certo, Cinema e letteratura costituiscono una sorta di carburante per la nostra “arte”.
La nostra musica è fortemente orientata a trasmettere immagni. Ognuno potrà farne la colonna sonora (inquietante o meno) della propria vita.
Personalmente sono un seguace dell’opera di David Lynch. Con film come Eraserhead, Lost Highways e Inland Empire, ha sconvolto la mia visione del cinema, e mi ha trasmesso un tale senso d’angoscia che ho sempre cercato di ritrasmettere attraverso la musica dei DEFLORE.
Siamo molto interessati a lavorare partendo dalle immagini, vorremo sperimentare di più in questa direzione, magari lavorare per qualche colonna sonora. Forse proveremo a sonorizzare qualche film muto ’30....direi un horror.
Per l’artwork, per altro bellissimo, stavolta vi siede avvalsi della collaborazione di Petulia Mattioli; le avete lasciato carta bianca sul lavoro da seguire? Come è nata l’idea di affidarsi a lei?
L’artwork di “Egodrive” è stato comletamente concepito e realizzato da Petulia Mattioli. Le abbiamo dato carta bianca proprio perchè avevamo fiducia in Lei. Dopo aver visto i suoi lavori realizzati per gli album di Sigillum S e Black Engine, e la sua carriera artistica, non ci siamo voluti mettere tra lei e la sua arte...ad ognuno il suo.
Come preventivato non ha deluso le nostre aspettative, realizzando un lavoro, a mio avviso, spettacolare e che rappresenta in pieno la poetica di “Egodrive”. Petulia è una persona fantastica, ci siamo conosciuti sulla rete, scambiandoci complimeti a vicenda per i rispettivi lavori...e cosi ne è nata una collaborazione!
Nel brano “Argento 930” vi è la partecipazione di Erol Unala, ex Celtic Frost ed Apollyon Sun, autore di linee aggiuntive di chitarra; come siete entrati in contatto con lui? Siete soddisfatti del suo piccolo ma a mio parere ottimo intervento?
Anche con Erol ci siamo conosciuti grazie a Myspace!
Un semplice scambio di commenti e complimeti da parte sua per la nostra musica e mia per i suoi mitici Apollyon Sun! Gli ho semplicemente chiesto se voleva partecipare con delle linee aggiuntive di chitarra su un nostro brano, e abbiamo scelto “Argento 930” perchè a nostro avviso, più adatto a Erol! Siamo più che soddisfatti del suo contributo..ma a dire la verità non avevamo dubbi...Erol Unala è un grandissimo musicista e sapevamo che non ci avrebbe mai deluso.
Abbiamo lavorato a distanza scambiandoci files e opinioni via e-mail, è stata un’ottima esperienza e soprattutto un onore sapere che chi stimavi ora stima te!
Per quanto riguarda il mastering stavolta vi siete affidati a John Golden (Neurosis, Primus); c’è stato un motivo particolare legato a questa scelta?
Il mastering è un processo troppo importante per il risultato finale di un album e dopo tanto lavoro in studio sui suoni, volevamo che a fosse solo Lui a metterci le mani. John Golden ha masterizzato dischi che negli ultimi anni hanno segnato la nostra vita e il nostro modo di percepire la musica (Neurosis “A Sun that never sets”, “The eye of every Storm”, per fare un paio di esempi). Il suo lavoro con noi è stato magistrale, il suond è rimasto “gonfio” e imponente, non ha sacrificato le basse frequenze (su cui si regge il nostro sound) nonostante sia riuscito a dargli ancor più potenza. Ha ascoltato e seguito gli andamenti dei singoli brani rendendoli perfetti! Non potevamo scegliere meglio!
Grande John!
La vostra musica non è certo delle più facili da riproporre dal vivo, come vi regolate in tale senso, vi servite dell’aiuto di musicisti esterni?
Assolutamente no. Siamo in due e cosi ci presentiamo dal vivo. Gestiamo contemporaneamente basso, chitarra , loop recorders, sintetizzatori, multieffetti e radio. Una bella fatica! Non sentiamo l’esigenza di allargare la line-up proprio perché vogliamo dimostrare la possibilità di suonare e gestire musica di una certa complessità senza elementi "umani" esterni, e a quanto pare funziona!
Siete soliti usare delle proiezioni visuali durante le vostre esibizioni?
Si, solitamente i nostri live sono accompagnati da proiezioni visuali create ad hoc per la nostra musica. Anzi diciamo che musica e video dovrebbero essere sempre accoppiati ma purtroppo spesso i locali hanno la possibilità di fare proiezioni.
Parlando appunto di concerti come vi state muovendo per promuovere in giro il nuovo materiale?
Si fa quel che si può!
Purtroppo non abbiamo al momento un agenzia di booking che curi i nostri interessi, e per una band di due elementi divisa fra musica e lavoro, non è sempre facile.
Comunque dopo il release party per l’uscita di “Egodrive” del 16 febbraio al INIT di Roma (una grande serata!) abbiamo fatto qualche data in centro Italia e ora stiamo cercando di muoverci il più possibile per andare all’estero. Vedremo cosa ci riserverà il futuro.
Anche voi avete partecipato alla nostra compilation NeuroSounds Vol.1 con il brano Home (tratto del debut album); vi chiedo se il progetto è stato di vostro gradimento ed in conseguenza che ne pensate della scena underground italiana legata a questo tipo di filosofia/ sonorità?
NeuroSounds è un ottima compilation, è stato un piacere poter partecipare con un brano. Inoltre ci ha dato la possibilità di scoprire molte ottime band Italiche, amanti come noi delle sonorità “neurotiche” (noi siamo due fan sfegatati dei Neurosis e di tutto ciò che esce dalla Neurot!!!!!)
Iniziative come le vostre sono molto importanti per la musica underground, creano reti di contatti dove la musica (diciamo..la buona musica) si diffonde a massima velocità. Gran bel lavoro Ragazzi!
Bene, per concludere non mi resta che chiedervi quali sono i vostri progetti per il futuro e ringraziarvi per la vostra disponibilità…..alla prossima!
Prossimamente realizzeremo il primo video tratto da Egodrive, stiamo elaborando la sceneggiatura, ed a breve inizieranno le riprese.
In questi mesi abbiamo “raccolto” ben tre remix realizzati per noi da Eraldo Bernocchi, Andrea Lai e Iceone, inoltre c’è ancora un brano inedito registrato durante le sessioni di “Egodrive” che verrà pubblicato insieme ai remix, sull’edizione in doppio vinile di “Egodrive”.
Per il momento è tutto!
Grazie a Voi!
-Edvard-
